STEVANIN È GIUSTO CHE ESCA?

03.12.2020
di Francesco Barana

Non c'è nemmeno il sinistro fascino del male in Stevanin, il mostro di Terrazzo di metà anni 90, che chiede di uscire dal carcere perché "sono un uomo diverso". C'è una figura tragica che diventa patetica, lui che ora dice, testuale, "voglio aiutare anziani e handicappati (sic) perché ce n'è tanto bisogno". Il problema però a pensarci non è nemmeno lui, ma la capacità (di media e opinione pubblica) in questo Paese di mettere in discussione tutto, perfino un ergastolo, una pena talmente rara che per questo dovrebbe avere ancora più sacralità. Il punto non è se Stevanin è effettivamente cambiato, può anche essere, il fatto è che in casi come il suo un ergastolo deve rimanere un ergastolo. Punto. Semplice. Perché ok il garantismo, il Beccaria e il senso riabilitativo del carcere, ma ci sono vicende (come questa) in cui è bene tracciare una linea e fare in modo che la punizione rimanga punizione, senza distinguo, menate, psicologi, preti "di frontiera", o crociate umanitarie.